Evocare la guerra è un concetto forte. Un concetto talmente forte da essere inaccettabile.
Il problema è che l'alternativa non è la pace, l'alternativa è la sottomissione, la morte morale e forse fisica.
E questo nessun paese civile può accettarlo.
Di solito si cerca la pace con il proprio nemico, ma quando il nemico è permeato da un ideologia totalitaria questo risulta impossibile.
Se l'odio rivolto verso la civiltà occidentale, America e Israele in primis, è un odio irrazionale, indipendente da qualsiasi altro fattore, ma che si nasconde dietro alla tenace volontà di esistere e difendersi, allora una pace non sarà possibile. E non per colpa nostra; quando annunciano con enfasi religiosa che la conquista del mondo è solo un processo interrotto da Poiters, Lepanto o Vienna, annunciano una continuità con "l'imperialismo islamico" medioevale.
Per essi il concetto di tregua non è come per noi il primo passo verso la pace, ma una subdola e paziente strategia verso la vittoria finale.
Forse, anzi probabilmente, per gli ideologi del terrore questi secoli di storia e di evoluzione della civiltà sono stati una paziente attesa del momento propizio, per continuare l'espansione verso "l'islam mondiale".
E' un movimento lento, ma che affonda le sue radici ben prima d'Israele e del supposto "Imperialismo Americano".
Quando Hamas propone una tregua ventennale, che poi neanche rispetta, lo fa nella convinzione che dopo sarà più forte e potrà vincere più facilmente.
Hamas fa parte della Fratellanza Musulmana, il movimento estremista fondato nel 1928, dopo la caduta dell'Impero Ottomano, che causò una sorta di trauma e fece riemergere il fondamentalismo.
Il motto Hamas è "Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza".
Ha compiuto e compie innumerevoli attentati terroristici, l'obiettivo principale sono i civili inermi nei luoghi dove si svolge la vita quotidiana , strade, mercati, discoteche e autobus.
Riceve finanziamenti, supporti materiali e morali dall'Iran.
Nonostante ciò riusciamo neanche considerarlo come un vero pericolo.
Il fondamentalismo terrorista islamico si presenta sotto innumerevoli forme, più o meno esplicitamente terroristiche, più o meno clandestine, e come l'idra le teste che tagliamo ricrescono e spesso non sappiamo neppure dove sono.
La prima guerra da vincere è la guerra culturale.
L'Occidente, e in particolare l'Europa, non riesce più a concepire il concetto di difesa.
Difendersi dagli attacchi e prevenirli, viene quasi considerato un aggressione.
Almeno è così che i media, o certi media li presentano.
Mostrano la reazione nascondendo l'aggressione. E non so quando intenzionalmente, è un male serio, un cancro che corrode l'Occidente dall'interno.
La violenza è l'ultima risorsa degli incapaci, ma non ricorrervi quando è veramente necessario per la propria difesa è da stupidi.
L'Europa non è riuscita a dare una risposta ad Hitler, lasciandolo agire indisturbato fino a che non era più possibile far altrimenti.
Questo, credo sia da ricondurre alla I guerra mondiale, dove la difesa della Serbia e del Belgio scatenò la più grande carneficina fino ad allora vista.
E da questo trauma non si è più ripresa.
E' l'ora dell'assunzione delle responsabilità. Una guerra costa, non solo economicamente, ma deve essere presa in considerazione l'eventualità del costo umano. E fino a che avremo che fare con assassini che utilizzano scudi umani, anche con vittime civili.
Occorre decisione. Più che falsi compromessi e finti dialoghi ci serve fiducia in noi stessi, nella sostanziale bontà della democrazia e della civiltà occidentale.