venerdì 9 ottobre 2009

Premio nobel per l'APPEASEMENT

Toglie i fondi delle organizzazioni che clandestinamente tentano di documentare le violazioni dei diritti umani in Iran,(come all' Iran Human Rights Documentation Center) si rifiuta di incontrare il Dalai Lama, per non "irritare" la Cina, mentre Bush gli aveva conferito la "Congressional Gold Medal" la più alta onorificenza civile americana.

Obama non ha condannato come doveva la repressione in Iran, non ha supportato le proteste. nè economicamente ne moralmente, ha solo espresso "apprensione".

sabato 19 settembre 2009

Ban Ki-Moon se ne frega dei diritti umani

Il segretario dell'ONU va in Cina e Mongolia a parlare di libertà di espressione? Democrazia? Diritti Umani? No, di clima...

http://america24.it/content/ban-ki-moon-viaggio-cina-e-mongolia-questa-settimana

mercoledì 9 settembre 2009

"Io, in fuga dai mullah, vi racconto il vero Iran"

di Marta Allevato - da il Giornale

Trent’anni, grandi ideali e soprattutto non musulmano. Bastano questi pochi requisiti in Iran per diventare vittima di discriminazioni sociali e della persecuzione del regime. Ne sa qualcosa Mahmoud Keyvannia. Ieri, agnostico ingegnere elettronico a Teheran. Oggi, lavapiatti a Milano e «fedele di una sola religione, quella della libertà».

Un anno fa, con un visto di studio, Mahmoud lascia il suo Paese. Presto, però, ne sente la mancanza. I problemi di salute della madre sono il pretesto, lo scorso gennaio, per tornare a casa. Decide di trattenersi fino alle elezioni presidenziali di giugno, quando viene rieletto al potere Ahmadinejad. A Teheran la gente si riversa per le strade. Mai se ne era vista tanta dai tempi della rivolta contro lo scià. «Sentivo che era un momento storico, sono sceso in piazza Vali Asr con i miei amici di sempre, gli stessi con cui avevo fatto attività politica, denunciando i crimini del regime con volantini scritti a mano e distribuiti di nascosto all’università». Ad un tratto Mahmoud vede un basiji avvicinarsi minaccioso, getta via la sua macchina fotografica e cerca di mettersi in salvo. Impossibile. Dietro di lui ne arrivano altri sette: «Mi hanno picchiato con bastoni e manganelli e portato in un posto sconosciuto. Eravamo decine in una stanza, ma nessuno osava parlare. Hanno continuato a picchiarmi e insultarmi per un giorno intero; dopo il rilascio ho avuto il braccio destro paralizzato per due settimane. All’ospedale, però, non potevo andare: sapevamo tutti che la polizia compiva arresti anche tra i feriti ricoverati».

Mahmoud decide, allora, di fuggire definitivamente. Ottiene un reingresso in Italia e ora vive ospite della Fondazione Fratelli San Francesco d’Assisi in attesa di avere risposta alla sua richiesta di asilo politico: «Se tornassi in Iran oggi, mi aspetterebbe quanto meno la tortura». Violenze e frustrazioni non riescono però a farlo desistere dal portare avanti la sua battaglia personale contro il regime islamico. «Ho contatti frequenti con gli amici rimasti a Teheran, ma solo per e-mail o via chat, perché al telefono è troppo pericoloso: vogliono continuare la protesta, stanno organizzando una grande manifestazione per i prossimi giorni. Nessuno vuole Moussavi al potere, semplicemente in questo momento rappresenta il male minore». Allora qual è l’obiettivo dell’Onda verde che da tre mesi dilaga a Teheran? «Abbattere Ahmadinejad, poi Khamenei e tutto l’intero sistema dell’islam di Stato». Dall’Italia, il contributo di Mahmoud a «realizzare il sogno della democrazia» è tutto nei post sul suo blog in farsi (hamhame.blogfa.com) - «oscurato in Iran» - e che un giorno vorrebbe tradurre in italiano «per far conoscere anche qui la verità».

L’Iran di Mahmoud è quello della generazione nata agli albori della Rivoluzione islamica, cresciuta durante il sanguinoso conflitto Iran-Irak, delusa dalle promesse riformiste di Khatami e poi maturata negli anni dell’ascesa al potere del fanatismo di Ahmadinejad. «Siamo una generazione bruciata: essere giovane in Iran è una colpa, perché chiedi libertà, divertimento e cultura. I film che puoi vedere nei cinema di Teheran sono vecchi e tutti censurati. Per una commedia di Hollywood devi rivolgerti al mercato nero. L’assurdità è che è più pericoloso comprare un dvd americano o una birra, che del crack o della cocaina». A riprova dell’ipocrisia che regge l’ideologia religiosa. «Hashish e oppio si trovano facilmente nei parchi della città e con tranquillità se ne fa uso in ogni festa privata, ma il governo non combatte il fenomeno. È come se gli facesse comodo per ucciderci tutti senza sporcarsi le mani».

Per tentare di sopravvivere al sistema repressivo dei mullah - dalla politica, alla religione, al costume sociale - «devi sdoppiare la tua personalità in una pubblica e una privata». Mahmoud lo dice per esperienza: «Ho visto amici convertiti dall’islam al cristianesimo, che per evitare l’impiccagione, nascondevano la croce sotto i vestiti o facevano finta di andare in chiesa solo per interesse culturale, come a un museo. Se passeggi con la tua fidanzata e ti ferma la polizia del buon costume, devi dire che la ragazza è tua cugina, pena il carcere. Se vuoi cercare lavoro in un ufficio pubblico, iscriverti all’università o ottenere un passaporto devi professarti musulmano, altrimenti per loro sei un nulla da eliminare».
Mahmoud rischia molto, ma parla a volto scoperto: «Ho scelto di non vivere più sotto la menzogna e la paura e ora non voglio tornare indietro».



http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=380481

http://hamhame.blogfa.com/post-201.aspx

domenica 5 luglio 2009

Ma il fotovoltaico di notte funziona?

Minuto 2:45


ma il fotovoltaico di notte non funziona???
ma l'eolico, senza vento?
ma il nucleare senza uranio?
il geotermico senza la Terra?

Lilly Gruber, laureata CEPU

sabato 4 luglio 2009

Dichiarazione di indipendenza - 4 luglio 1776

"Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione.

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani."

lunedì 22 giugno 2009

Il Foglio di oggi, speciale sull'Iran. Da comprare

Oggi, in via straordinaria, la tradizionale copia (rosa) del lunedì è quasi interamente dedicata, anzichè agli articoli più importanti della settimana, ad articoli sulla situazione in Iran

Articoli di
Carlo Panella "A Tehran Khamenei ha smesso di essere la voce in terra di Dio"
Michael Ledeen"L'Iran libero nasce nel sangue"
Christian Rocca "Dopo il balbettio, Obama ora pensa aun cambio di strategia"
Giuliano Ferrara "Una missione impossibile, speosare la democrazia con la sharia"


il costo è lo stesso (1,30€)

sabato 20 giugno 2009

Non si può morire così

Non riesco a trovare le parole.

http://www.youtube.com/watch?v=tE8kE7k5fI0

twitter iraniano "ascolto Barack Obama non dice nulla di noi"

«Mio fratello colpito, io bastonato, non so nulla di mia figlia»


di Gian Micalessin


Jadi lo perdo alle 16.10. Lo tallono da prima delle elezioni. Inutilmente. «Interviste? Telefonate? No, troppo pericoloso». L’ultimo saluto è per la nazionale di calcio iraniana. «Viva i nostri coraggiosi giocatori: oggi contro la Corea hanno messo il braccialetto Verde Bravi!» . Un attimo e anche Jadi precipita nell’abisso buio, nella foiba elettronica riservata dal regime a internet, sms e telefoni. Resta solo la sua foto di studente capellone in maglietta grigia e sguardo trasognato. Ma la sua anima digitale forse sopravvive, forse si trascina anonima nella risacca dell’ultima spiaggia dei «twitter» iraniani. Si chiama Open Iran, ha aperto da 24 ore e una nota avverte: «Questo non è l’indirizzo di un solo utilizzatore chiunque può usarlo con un Url segreto». Siamo nella prima linea della resistenza elettronica, nell’ultima trincea della guerriglia cibernetica. Chissà cosa ne pensano Evan Williams anni e Biz Stones. Tre anni fa, quando s’inventarono Twitter, pensavano solo a far soldi sfruttando il cazzeggio di universitari e liceali americani. Un cazzeggio da 140 caratteri capace di rimbalzare da internet al telefonino e garantire l’anonimato. L’han pensata bene. Twitter a differenza di Facebook, social network e siti internet dove emergono foto e filmati della rivolta di Teheran, è l’unico a garantire una linea continua e sicura con la protesta. Non a caso martedì, per evitare un aggiornamento del sito capace di togliere la voce all’opposizione iraniana, è sceso in campo persino il dipartimento di Stato di Washington.
Così grazie a Twitter e al suo angolo di Open Iran alle 17.43 riceviamo anche noi il messaggio che rassicura tutti: «Moussavi sta bene, non credete alle voci, non gli hanno sparato». A quel punto siamo in strada. I messaggi più importanti li firma Iran Election, un Twitter già sbarrato che rigira tutto su Open Iran: «La dimostrazione è in corso, alcuni capi riformisti già arrestati, muovetevi in grossi gruppi, cambiate zona se vi seguono». Un minuto dopo il ritrovo. «Due milioni di persone in piazza Haft Tir. Gli striscioni scrivono “Il mio silenzio è più forte dei vostri manganelli”». Poi la rassicurazione. «I dimostranti sono tranquilli, probabilmente perché i Basiji sembrano calmi... tra la polizia qualcuno indossa roba verde (il colore simbolo della protesta ndr)». Subito due messaggi di conferma. «Un poliziotto con una sciarpa verde mi ha sorriso». Open Iran ci aggiunge «non confermato». Ma la voce corre. «Ci sono segnali... tra polizia e basiji parecchia gente è con noi». Alle 19 l’indiscrezione: «Tra i basiji ci sono molte diserzioni, i contatti dei mullah che ci appoggiano funzionano».
Altre voci parlano di strani poliziotti che parlano arabo. Da dove vengono? Il sospetto balena alle 19.30. «Non sappiamo da dove saltino fuori questi stranieri, ma senza dubbio sono in Iran». Il sospetto corre ai miliziani libanesi di Hezbollah. Sono in strada a fianco degli amici pasdaran? Nessuno si prende la responsabilità di confermarlo. Intanto gli studenti sono in allarme. «Attenti, i basiji stanno muovendo verso l’università, se siete lì squagliatevela». ProtesterHelp avverte: «Usate le strade dell’uscita est». ProtesterHelp ricorda anche le minacce dei pasdaran a chiunque diffonda notizie o immagini su internet e la promessa di trascinare in tribunale chi collabora dall’estero.
«I nostri centri di difesa elettronica - avvisano i Guardiani della Rivoluzione - perseguiteranno chi fa propaganda, provoca disordini o diffonde dicerie... prenderemo misure pesantissime misure legali contro chi li aiuta dagli Usa e dal Canada». «Se sopravvivo alle botte chi mi paga l’avvocato», butta lì uno degli studenti in fuga dall’università. La minaccia dei pasdaran accende i sospetti. I siti di Twitter aperti all’improvviso possono essere un trabocchetto per risalire attraverso gli identificativi di internet e dei telefonini agli utilizzatori.
«Non seguite AnonymousInIran, è una trappola per raccogliere gli indirizzi Ip di chi sta in Iran», avverte scrivendoci sopra Scikidus. Poco dopo Oxford Girl lancia un auspicio. «Ehi, la Tv trasmette immagini della manifestazione di Haft Tir, forse qualche ministro e la Tv stanno abbandonando Ahmadinejad» . Alle 21.00 dalla zona università parte un drammatico aggiornamento: «Mio fratello colpito, molte contusioni, io bastonato, non so nulla di mia figlia». Poi un altro urlo: «Tutti fuori dall’università, se potete correte a casa». Su NextRevolution ricompare la paura degli stranieri. «Vedo almeno 20 arabi... con le bandiere di Hamas». Nella notte un po’ di sollievo e tanta tristezza. «Mia figlia è sana e salva, ma ascolto Barack Obama non dice nulla di noi, proprio nulla.... lo stesso nulla di sempre».

venerdì 19 giugno 2009

Iran, una nazione di blogger

martedì 16 giugno 2009

Iran. Secondo "Peacereporter" 5 morti negli scontri




da l'Occidentale

Cinque persone sarebbero morte negli scontri di questi giorni a Teheran: lo riferisce l'agenzia PeaceReporter, che cita fonti anonime locali.

Le vittime - si legge in un comunicato dell'agenzia di informazione vicina a Emergency - "sono due ragazze, Fatemeh Barati e Mobina Ehterami, e tre ragazzi, Kasra Sharafi, Kambiz Shoaei e Mohsen Imani".

La televisione Al Arabiya, due giorni fa, aveva annunciato la morte di tre persone negli scontri con la polizia, ma la notizia non è stata confermata dalle autorità. Fonti dell'opposizione a Teheran hanno riferito poi di non essere a conoscenza di vittime. La tensione intanto non accenna a diminuire e si temono nuovi scontri durante la manifestazione di protesta contro l'esito del voto di venerdì scorso, alla quale partecipa anche il candidato sconfitto Mirhossein Moussavi.

Nel frattempo, i ministri degli esteri della Ue hanno lanciato congiuntamente oggi a Teheran la richiesta di avviare un'indagine sullo svolgimento delle elezioni e rispettare il diritto degli oppositori a manifestare in modo pacifico.

La dichiarazione è stata messa a punto in una riunione dei capi della diplomazia europea a Lussemburgo mentre la Francia decideva di convocare l'ambasciatore iraniano a Parigi per fornire "spiegazioni sugli avvenimenti" e rispondere "ai dubbi espressi sulla regolarità delle elezioni presidenziali". Ma l'Ue non è voluta entrare nel merito del risultato elettorale che, secondo il governo di Teheran, ha confermato la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma chiede che siano tenute in considerazione le denunce dell'opposizione sulla presenza di brogli e irregolarità.

"È una questione che le autorità iraniane devono affrontare e investigare", affermano i capi delle diplomazie europee in una dichiarazione congiunta nella quale esprimono anche "seria preoccupazione" per le violenze nelle strade e per l'uso della forza contro i dimostranti pacifici. "È essenziale - dichiarano i ministri - che le aspirazioni del popolo iraniano siano perseguite attraverso mezzi pacifici e che la libertà di espressione sia rispettata".

Il ministro degli esteri Franco Frattini ha rilevato che le linee della dichiarazione dei 27 riprende la posizione espressa già ieri dall'Italia. "Seguiremo con attenzione gli sviluppi relativi alle denunce su irregolarità delle elezioni", ha detto Frattini. "Quello che ci preoccupa è l'esplodere delle violenze nelle strade e nelle piazze". Il ministro degli esteri britannico David Miliband si è detto preoccupato anche per le implicazioni della situazione di instabilità attuale sul rispetto da parte iraniana degli impegni chiesti a Teheran dalla comunità internazionale per fermare l'arricchimento dell'uranio e limitare il suo programma nucleare all'aspetto civico. "Le implicazioni non sono ancora chiare", ha rilevato Miliband. "Ciò che sappiamo è che finora non c'è stata nessuna risposta iraniana alla comunità internazionale, incluso gli Stati Uniti". Il ministro francese Bernard Kouchner ha insistito sulla necessità che "le denunce di frode vengano indagate". "Sono le autorità iraniane che devono farlo", ha però precisato, respingendo per ora l'ipotesi di una inchiesta internazionale.