
Obama non ha condannato come doveva la repressione in Iran, non ha supportato le proteste. nè economicamente ne moralmente, ha solo espresso "apprensione".
Per chi non ha paura di pensare idee di Libertà
di Marta Allevato - da il Giornale
Trent’anni, grandi ideali e soprattutto non musulmano. Bastano questi pochi requisiti in Iran per diventare vittima di discriminazioni sociali e della persecuzione del regime. Ne sa qualcosa Mahmoud Keyvannia. Ieri, agnostico ingegnere elettronico a Teheran. Oggi, lavapiatti a Milano e «fedele di una sola religione, quella della libertà».
Un anno fa, con un visto di studio, Mahmoud lascia il suo Paese. Presto, però, ne sente la mancanza. I problemi di salute della madre sono il pretesto, lo scorso gennaio, per tornare a casa. Decide di trattenersi fino alle elezioni presidenziali di giugno, quando viene rieletto al potere Ahmadinejad. A Teheran la gente si riversa per le strade. Mai se ne era vista tanta dai tempi della rivolta contro lo scià. «Sentivo che era un momento storico, sono sceso in piazza Vali Asr con i miei amici di sempre, gli stessi con cui avevo fatto attività politica, denunciando i crimini del regime con volantini scritti a mano e distribuiti di nascosto all’università». Ad un tratto Mahmoud vede un basiji avvicinarsi minaccioso, getta via la sua macchina fotografica e cerca di mettersi in salvo. Impossibile. Dietro di lui ne arrivano altri sette: «Mi hanno picchiato con bastoni e manganelli e portato in un posto sconosciuto. Eravamo decine in una stanza, ma nessuno osava parlare. Hanno continuato a picchiarmi e insultarmi per un giorno intero; dopo il rilascio ho avuto il braccio destro paralizzato per due settimane. All’ospedale, però, non potevo andare: sapevamo tutti che la polizia compiva arresti anche tra i feriti ricoverati».
Mahmoud decide, allora, di fuggire definitivamente. Ottiene un reingresso in Italia e ora vive ospite della Fondazione Fratelli San Francesco d’Assisi in attesa di avere risposta alla sua richiesta di asilo politico: «Se tornassi in Iran oggi, mi aspetterebbe quanto meno la tortura». Violenze e frustrazioni non riescono però a farlo desistere dal portare avanti la sua battaglia personale contro il regime islamico. «Ho contatti frequenti con gli amici rimasti a Teheran, ma solo per e-mail o via chat, perché al telefono è troppo pericoloso: vogliono continuare la protesta, stanno organizzando una grande manifestazione per i prossimi giorni. Nessuno vuole Moussavi al potere, semplicemente in questo momento rappresenta il male minore». Allora qual è l’obiettivo dell’Onda verde che da tre mesi dilaga a Teheran? «Abbattere Ahmadinejad, poi Khamenei e tutto l’intero sistema dell’islam di Stato». Dall’Italia, il contributo di Mahmoud a «realizzare il sogno della democrazia» è tutto nei post sul suo blog in farsi (hamhame.blogfa.com) - «oscurato in Iran» - e che un giorno vorrebbe tradurre in italiano «per far conoscere anche qui la verità».
L’Iran di Mahmoud è quello della generazione nata agli albori della Rivoluzione islamica, cresciuta durante il sanguinoso conflitto Iran-Irak, delusa dalle promesse riformiste di Khatami e poi maturata negli anni dell’ascesa al potere del fanatismo di Ahmadinejad. «Siamo una generazione bruciata: essere giovane in Iran è una colpa, perché chiedi libertà, divertimento e cultura. I film che puoi vedere nei cinema di Teheran sono vecchi e tutti censurati. Per una commedia di Hollywood devi rivolgerti al mercato nero. L’assurdità è che è più pericoloso comprare un dvd americano o una birra, che del crack o della cocaina». A riprova dell’ipocrisia che regge l’ideologia religiosa. «Hashish e oppio si trovano facilmente nei parchi della città e con tranquillità se ne fa uso in ogni festa privata, ma il governo non combatte il fenomeno. È come se gli facesse comodo per ucciderci tutti senza sporcarsi le mani».
Per tentare di sopravvivere al sistema repressivo dei mullah - dalla politica, alla religione, al costume sociale - «devi sdoppiare la tua personalità in una pubblica e una privata». Mahmoud lo dice per esperienza: «Ho visto amici convertiti dall’islam al cristianesimo, che per evitare l’impiccagione, nascondevano la croce sotto i vestiti o facevano finta di andare in chiesa solo per interesse culturale, come a un museo. Se passeggi con la tua fidanzata e ti ferma la polizia del buon costume, devi dire che la ragazza è tua cugina, pena il carcere. Se vuoi cercare lavoro in un ufficio pubblico, iscriverti all’università o ottenere un passaporto devi professarti musulmano, altrimenti per loro sei un nulla da eliminare».
Mahmoud rischia molto, ma parla a volto scoperto: «Ho scelto di non vivere più sotto la menzogna e la paura e ora non voglio tornare indietro».
"Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione.
Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.
La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani."
Cinque persone sarebbero morte negli scontri di questi giorni a Teheran: lo riferisce l'agenzia PeaceReporter, che cita fonti anonime locali.
Le vittime - si legge in un comunicato dell'agenzia di informazione vicina a Emergency - "sono due ragazze, Fatemeh Barati e Mobina Ehterami, e tre ragazzi, Kasra Sharafi, Kambiz Shoaei e Mohsen Imani".
La televisione Al Arabiya, due giorni fa, aveva annunciato la morte di tre persone negli scontri con la polizia, ma la notizia non è stata confermata dalle autorità. Fonti dell'opposizione a Teheran hanno riferito poi di non essere a conoscenza di vittime. La tensione intanto non accenna a diminuire e si temono nuovi scontri durante la manifestazione di protesta contro l'esito del voto di venerdì scorso, alla quale partecipa anche il candidato sconfitto Mirhossein Moussavi.
Nel frattempo, i ministri degli esteri della Ue hanno lanciato congiuntamente oggi a Teheran la richiesta di avviare un'indagine sullo svolgimento delle elezioni e rispettare il diritto degli oppositori a manifestare in modo pacifico.
La dichiarazione è stata messa a punto in una riunione dei capi della diplomazia europea a Lussemburgo mentre la Francia decideva di convocare l'ambasciatore iraniano a Parigi per fornire "spiegazioni sugli avvenimenti" e rispondere "ai dubbi espressi sulla regolarità delle elezioni presidenziali". Ma l'Ue non è voluta entrare nel merito del risultato elettorale che, secondo il governo di Teheran, ha confermato la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma chiede che siano tenute in considerazione le denunce dell'opposizione sulla presenza di brogli e irregolarità.
"È una questione che le autorità iraniane devono affrontare e investigare", affermano i capi delle diplomazie europee in una dichiarazione congiunta nella quale esprimono anche "seria preoccupazione" per le violenze nelle strade e per l'uso della forza contro i dimostranti pacifici. "È essenziale - dichiarano i ministri - che le aspirazioni del popolo iraniano siano perseguite attraverso mezzi pacifici e che la libertà di espressione sia rispettata".
Il ministro degli esteri Franco Frattini ha rilevato che le linee della dichiarazione dei 27 riprende la posizione espressa già ieri dall'Italia. "Seguiremo con attenzione gli sviluppi relativi alle denunce su irregolarità delle elezioni", ha detto Frattini. "Quello che ci preoccupa è l'esplodere delle violenze nelle strade e nelle piazze". Il ministro degli esteri britannico David Miliband si è detto preoccupato anche per le implicazioni della situazione di instabilità attuale sul rispetto da parte iraniana degli impegni chiesti a Teheran dalla comunità internazionale per fermare l'arricchimento dell'uranio e limitare il suo programma nucleare all'aspetto civico. "Le implicazioni non sono ancora chiare", ha rilevato Miliband. "Ciò che sappiamo è che finora non c'è stata nessuna risposta iraniana alla comunità internazionale, incluso gli Stati Uniti". Il ministro francese Bernard Kouchner ha insistito sulla necessità che "le denunce di frode vengano indagate". "Sono le autorità iraniane che devono farlo", ha però precisato, respingendo per ora l'ipotesi di una inchiesta internazionale.
"La Coordinazione Darfur è lieta di presentare una storia vera:
" The Devil Came On Horseback "
Un film di Annie Sundberg e Ricki Stern
Prodotto da Break Thru Films production in associazione con Global Grassroots e Three Generations
Versione Italiana.
Info: www.coordinazionedarfur.blogspot.com ; www.thedevilcameonhorseback.com "
"Trailer del documentario di Raphael Broniatowski (Coordinazione Darfur - Croce Rossa di Padova) sui nuovi flussi migratori dal Darfur, dal Corno d'Africa e da regioni nei Nord del continente verso Israele. Interviste a rifugiati, volontarie di associazioni no profit, un giovane politico israeliano. Montaggio: Cristina Spizzamiglio. Aminazioni e grafica: Elena Dalmasso"
Scritto da Elisabetta Setnikar | |
domenica 17 maggio 2009 |
« Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo. » |
ISLAMABAD, Pakistan — Two missiles fired from American drone aircraft killed more than 30 people, including Qaeda and Taliban fighters, near the Pakistani border with Afghanistan on Saturday, according to a Pakistani intelligence official and residents of the area.
The missiles struck three compounds, including one where the leader of the Pakistani Taliban, Baitullah Mehsud, and foreign and local fighters loyal to him sometimes gather, the official and residents said.
Mr. Mehsud, one of the most feared leaders in Pakistan’s lawless tribal areas, was not among those killed, according to the official, who spoke on condition of anonymity because he was not authorized to speak to the press.
Mr. Mehsud, a Pakistani, has fought the government openly in the past, and government and intelligence officials say forces loyal to him continue to attack Pakistani troops in the Swat Valley and the Bajaur and Mohmand tribal areas. The previous government, led by Pervez Musharraf, accused Mr. Mehsud in the killing of Benazir Bhutto, a former Pakistani prime minister.
If Mr. Mehsud was the target of the attack in South Waziristan, it would be the first time that American missiles were aimed at him, the intelligence official said.
Missile attacks in Pakistan by remotely piloted aircraft operated by the Central Intelligence Agency have generally been aimed at foreign Qaeda fighters and Taliban guerrillas from Afghanistan, who take shelter in Pakistan between raids into their country to fight American and NATO soldiers.
A C.I.A. spokesman, Mark Mansfield, declined to comment on the reports of missile strikes on Saturday, as is the agency’s standing policy. A spokesman for Pakistan’s military was unavailable for comment.
Arab and Uzbek fighters were among those killed Saturday, according to the intelligence official and residents of the area.
The attack followed a visit to Pakistan last week by Richard C. Holbrooke, the special representative to Pakistan and Afghanistan, that was part of a review of American policy in the region ordered by President Obama.
During his visit, Mr. Holbrooke heard a litany of complaints about drone strikes, some of which have inadvertently killed civilians, making it harder for the country’s shaky government to win support for its own military operations against the Taliban.
It was unclear if any civilians where killed in Saturday’s strikes, which residents say also hit a madrasa.
The drone attack also comes after a statement on Thursday by Senator Dianne Feinstein, Democrat of California and the chairwoman of the Senate Intelligence Committee, that the aircraft take off from a base in Pakistan.
“As I understand it, these are flown out of a Pakistani base,” Ms. Feinstein said during a hearing.
The drone attacks, especially in the last six months, have increased anti-American sentiment in Pakistan to very high levels, and Ms. Feinstein’s statement is likely to further inflame the protests over them. Her statement was prominently covered by the Pakistani press on Saturday.
Although many Pakistanis have accused their government of giving quiet approval for the United States to strike in the tribal areas, they also assumed that the strikes came from Afghanistan.
In 2008, the American drones carried out more than 30 missile attacks against Qaeda and Taliban targets in the tribal areas, according to a report by the Council of Foreign Relations in Washington. Two missile attacks just days after Mr. Obama was inaugurated indicated that his administration, at least for now, planned to continue the policy of the Bush administration.
The compounds that were hit Saturday were in the village of Shwangai, near the town of Makeen. The village is about 60 miles from the Afghan border.
A resident of the area said that bodies were still being recovered from the debris hours after the attack.
The attack was the fourth in the area controlled by Mr. Mehsud, but none of the others were believed to have had him as a target. Most of these attacks have occurred since September, when President Asif Ali Zardari took power.
Eric Schmitt contributed reporting from Washington.GAZA (CISGIORDANIA) - Un soldato israeliano è stato ucciso e altri 3 sono rimasti feriti al confine con la striscia di Gaza in un'imboscata condotta da miliziani palestinesi. Stando ad alcune fonti, i militari stavano pattugliando la linea di frontiera, in prossimità del valico di Kissufim, a bordo di un fuoristrada quando un ordigno - forse comandato a distanza - è stato fatto esplodere sotto il veicolo. Subito dopo un gruppetto di miliziani ha aperto il fuoco e ne è nata una sparatoria con i soldati durata alcuni minuti. Nel conflitto a fuoco sarebbe morto anche un palestinese, mentre un altro sarebbe rimasto ferito.
NESSUNA RIVENDICAZIONE - L'imboscata, al momento, non è stata rivendicata nè da Hamas nè da alcuna delle altre sigle islamico-radicali attive nella Striscia. Secondo alcune testimonianze, l'azione iniziale sarebbe stata compiuta da due o tre persone armatVorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere.Giorgio Perlasca
2) il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore;
3) la scelta popolare del governo;
4) il bipartitismo, che porta chiarezza e stabilità;
5) la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni.
Nel momento in cui, per uscire dalla transizione, si guarda a grandi modelli, noi proponiamo di assumere come punto di riferimento proprio la democrazia americana, perché crediamo che sia la strada giusta per rinnovare davvero la nostra vita pubblica. E’ una convinzione che accomuna già una larga parte degli italiani. E noi, come liberi cittadini, vogliamo dar voce insieme a loro a questa grande speranza di cambiamento”.
A U.S. Predator drone fired three missiles at a compound about two miles from the town of Mirali in the tribal area of North Waziristan about 5:15 p.m., according to a Pakistani security official and local residents. The precision strike leveled a compound, which was owned by local tribal elder Khalil Malik, killing at least 10 suspected militants, including five foreign nationals, according to the Pakistani security official. The site of the attack is about 30 miles east of the Afghan border.
The official, who spoke on condition of anonymity because of the sensitivity of the matter, said Malik was killed along with his brother and nephew. Authorities in North Waziristan, however, said they have been so far unable to identify any of those killed because militants immediately cordoned off the area. "I suspect a high-value target may be among the dead," the Pakistani security official said.
Jan Mohammad, a local tribesman, said Malik and his relatives probably died in the strike, which sparked panic among Malik's neighbors. Mohammad said that Malik was an influential tribal elder but that he was not known to have links with the Pakistani Taliban or other insurgent groups in the area.
There were conflicting accounts about the number of casualties in the first attack. Local residents said there were at least 11 bodies, but Pakistani television channels said 10 were killed.
The second strike occurred about three hours later near the tribal capital of Wana in South Waziristan, according to a Pakistani political official in the area. A U.S. drone fired two missiles at a compound in the small village of Gangikhel, a little less than 20 miles from the border with Afghanistan. Few details of that attack were available, but local residents said at least 10 were killed and two injured.
Maj. Gen. Athar Abbas, a spokesman for the Pakistani army, declined to comment on the strike, referring calls to the Pakistani Foreign Ministry. A spokesman for the Foreign Ministry also declined to comment.
The United States generally does not comment on or confirm whether it is behind missile attacks. White House spokesman Robert Gibbs refused to take questions about the incident at his regular briefing for reporters in Washington on Friday.
The two targeted areas are separated by about 60 miles and long stretches of rugged, ungoverned mountainous terrain. Yet they are bound together by a common allegiance among many ethnic Pashtun tribesmen to two separate insurgent networks in North and South Waziristan. In North Waziristan, hundreds of tribesman have joined a group led by Jalaluddin Haqqani, a rebel Afghan fighter, and his son, Sirajuddin Haqqani. The Haqqani Network has been linked to dozens of suicide and roadside bomb attacks on U.S., coalition and Afghan government forces in Afghanistan, including an assassination attempt last April on Afghan President Hamid Karzai. Although Jalaluddin Haqqani, who received backing from the CIA during the Soviet incursion in Afghanistan in the 1980s, is considered the spiritual head of the group, Sirajuddin is frequently credited with being head of operations.
The Haqqani Network has been battered by missile strikes in Pakistan and aggressive U.S.-led ground raids into territory controlled by the group in the eastern Afghan provinces of Khost and Paktika. Reports of arrests of suspected operatives and strikes on bomb-making compounds have increased within in the past three months with dozens killed and scores detained by coalition forces operating near the border.
In South Waziristan, a number of missile attacks have targeted compounds linked to Pakistani Taliban leader Mullah Nazir. Nazir was appointed the top Taliban commander of the Ahmedzai Wazir tribe in 2006, two years after a U.S. missile strike killed another top Taliban leader known to foster foreign fighters, Nek Mohammed.
At least 132 people have been killed in 38 suspected U.S. missile strikes inside Pakistan since August as the administration of President George W. Bush stepped up pressure on Pakistan to pursue more aggressively Taliban and al-Qaeda insurgents in the country's tribal areas.
Regional and intelligence experts say the strikes have improved in precision and have hit several top insurgent commanders in recent months. The notable change in tempo and reported accuracy could be partly attributed to a growing sense of urgency inside the Bush White House as the progress in the seven-year long war in Afghanistan stalled during the waning days of the administration.
Samina Ahmed, director of the International Crisis Group in Pakistan, attributes some of the change to increased cooperation between the United States and Pakistan.
"Given the fact that the past few strikes have actually gotten their targets with minimal or no civilian casualties, there is obviously better cooperation between the U.S. military and Pakistan," Ahmed said. "Now is that coming because of better cooperation from the U.S. military and Pakistani military? That's what the U.S. military seems to be saying. But you have to also consider whether it's not just the military but better cooperation with the civilian government and better human intelligence."
Ahmed and other experts have also noted a shift among U.S. intelligence officials from the use of technology to the use of human surveillance on the ground to pinpoint militant safe havens for such strikes. Suspicions among Taliban militants that coalition forces have deployed local spies in otherwise inaccessible tribal areas has sparked a wave of public executions that have killed dozens in recent months.
"As much as there has been an increase in strikes, there has been an increase in people executed as American spies. The militants don't need to give a reason to kill someone. So that it seems they're taking the threat of possible spies in their midst seriously," Ahmed said. "That type of human intelligence was missing before and perhaps is better now."
Although the Obama administration has signaled its intention to make a sharp break with some Bush policies, including using the naval base at Guantanamo Bay, Cuba, as a detention facility for suspected terrorists, the White House indicated that it will proceed cautiously in Pakistan and Afghanistan where the CIA has dominated U.S. strategy since 2001. Pakistani officials have said they are hopeful that the change in the White House will foster greater cooperation on security issues, particularly in the tribal areas where more than 2,000 people died last year in militant-related violence.
Zardari and other Pakistani officials were critical of the United States in the wake of several missile strikes last year. But there was notable silence in Islamabad about Friday's missile strikes with few public officials commenting on the attacks.
Special correspondent Haq Nawaz Khan in Islamabad contributed to this report.
Ci sono insulti peggiori che essere definito un sognatore. (Ronald Reagan)
Devo studiare politica e guerra perché i miei figli possano avere la libertà di studiare matematica e filosofia. I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia, geografia, storia naturale, costruzione navale, navigazione, commercio e agricoltura così da dare ai loro figli il diritto a poter studiare pittura, poesia, musica, architettura, scultura, e ceramica.
(Jhon Adams)
Non è la libertà che manca; mancano gli uomini liberi. (Longanesi )