martedì 19 febbraio 2008

Il pensiero politico di Thomas Jefferson

Sto leggendo un interessatissimo libro sul pensiero politico di Thomas Jefferson- Libertà, proprietà e autogoverno. Di Marco Luigi Bassani. (Giuffrè editore).

Qualche perla.


A Jefferson glie ne sono state attribuite veramente di tutte, persino di essere un paragiacobino o protosocialista. Durante il New Deal gli intellettuali americani si sono divisi dicendo che era Jeffersoniano e che non lo era. Una delle più grosse è il tentativo di attribuire a Rousseau una parte importante della sua formazione. Falso, amava si quello che la Francia aveva prodotto nel campo scientifico nel '700, ma nel suo "Commonplace Book" una raccolta di tutte le citazioni che lo colpivano, non c'è ne una di Rousseau.


Jefferson è secondo l'autore del libro ancora attuale per la politica americana, addirittura ne incarna l'essenza.


Addirittura si dice :"Che cosa ne direbbe Jefferson?"E' stato addirittura pubblicato un volumetto sul suo (presunto) pensiero sui temi odierni.


Egli era, come è noto il padre della dichiarazione di indipendenza, (approvata il 4 luglio senza sostaziali modifiche). Quando morì John Adams disse "Thomas Jefferson is still alive", come dire : lo spirito della Rivoluzione non è ancora morto.


Inventore del termine "americanismo", si disse profondamente cosmopolita, ma quando diceva my country (il mio paese) si riferiva alla sua Virginia.


Uno dei suoi primi biografi, James Parton, consapevole della sua importanza per gli Stati Uniti, come le fondamenta di un edificio disse:



If Jefferson was wrong, America is wrong. If America is right, Jefferson was right.


Naturalmente Jefferson era un uomo con molte contraddizioni, come d'altronde ne hanno gli Stati Uniti. Si oppose allo schiavismo, ed in un certo senso fu lui la causa della guerra di secessione, propose l'abolizione della schiavitù ai territori dell'ovest. Ma dovette sopportarla nella sua Virginia.


Le diverse idee ed interpretazioni sul pensiero del virginiano sono state paragonate alle diverse interpretazione delle parole di Gesù, parole uguali, significati diversi.


Molti credono che l'autore della dichiarazione di indipendenza sia anche l'autore della costutuzione, è falso per il semplice motivo che in quel periodo era a Parigi. Ed era a Parigi il 5 maggio 1789 quando s'aprirono i lavori degli stati Generali. Pochi sanno che in quella rivoluzione francese non fu solo spettatore, collaborò alla stesura della Dichiarazione dei diritti , che era basata su quella della Virginia.

Ne scrisse il preambolo e l'ultimo articolo:

Giacchè il progresso della ragione, l'introduzione di abusi e il diritto delle generazioni successive rendono necessaria la revisione di qualsiasi istituzione umana, dovranno essere indicati gli strumenti costituzionali, che assicurino, in determinati casi, una convocazione straordinaria dei delegati con il solo scopo di esaminare e modificare la forma di governo.

Era tuttavia consapevole della immaturità della situazione francese, ma sperò in un cambiamento. Un Corso gli fece cambiare idea...


Tentò inoltre di abolire la pena di morte per seguire il pensiero di Cesare Beccaria:


Beccaria e gli altri scrittori sul tema dei delitti e delle pene, hanno convinto il mondo ragionevole circa l'ingiustizia e inefficacia della pena di morte per la punizione dei delitti [...] Ma i convincimenti generali del nostro Paese non erano ancora avanzati fino a questo punto.

E non lo sono tuttora...


Inoltre una piccola curiosità, volendo visitare l'Italia, sogno di gioventù, una volta scoperto che il riso piemontese era di qualità superiore a quello americano, compì una vera propria operazione di spionaggio industriale, copiò i progetti delle macchine per mondare il riso e ne portò alcune piantine clandestinamente oltreoceano. Diavolo di un Jefferson.


Sarebbero davvero tante e troppe le cose da dire. Mi fermo qui.
Mi sembra doveroso finire con uno dei suoi pensieri che mi sono piaciuti di più. In una lettera a John Adams, nel 1821 scrisse:
Non morirò senza sperare che i lumi e la libertà progrediscano senza sosta. Abbiamo potuto constatare che nel corso della storia umana si è verificata un eclisse totale dell'intelletto umano, un eclisse che si è protratta per secoli. (...) Se anche l'ombra della barbarie e del dispotismo dovesse oscurare nuovamente la scienza e la libertà d'Europa, rimarrà comunque questo Paese a conservare e riportare i lumi e la libertà agli europei. In sintesi, le fiamme accese il 4 luglio 1776 si sono diffuse troppo ampiamente nel globo perchè i deboli strumenti del dispotismo possano estinguerle; al contrario, esse consumeranno questi stessi strumenti e coloro che li
impiegano.

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